Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/168

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— La fondo su questo.....

— Vi ascolto proseguite.

— Costui era già venuto più volte al Buitenhof all’Aya; e guardate, appunto quando vi fosti recluso. Io allontanata, e lui pure; io qui, e lui qui. All’Aya prendeva per pretesto di volervi vedere.

— Vedete, me?

— Oh! certo, pretesto, perchè oggi ancora che potrebbe far valere la medesima ragione, dappoichè siete ridivenuto il prigioniero di mio padre, o piuttosto che mio padre è ridivenuto vostro carceriere, non ricerca più di voi; ma bene al contrario jeri l’intesi dire a mio padre che non vi conosce niente affatto.

— Continuate, o Rosa, ve ne prego, che io mi picco d’indovinare chi sia e che voglia costui.

— Siete sicuro, signor Cornelio, che nessuno dei vostri si possa interessare per voi?

— Non ho amici, o Rosa, fuorchè, la mia balia, che ormai siete di conoscenza. Ahimè! la povera Zug senza finzione verrebbe da sè, e piangendo direbbe a vostro padre o a voi: «Caro signore, o cara signorina il mio figlio è qui, vedete come io sono disperata, lasciatemelo vedere solamente per un’ora, e per tutta la mia vita pregherò Dio per voi». Oh!, no, continuò Cornelio, oh! no, a meno della mia buona Zug, non ho amici al mondo.

— Io torno dunque al mio primo pensiero e tanto più che ieri al tramontare del sole, essendo io a preparare la casella per dove piantare il vostro tallo, vidi un’ombra che per la porta socchiusa strisciava dietro i sambuchi e gli albereti. Feci finta di non vedere, ma gli era il nostr’uomo. Si nascose, vedendomi