Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/169

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rivoltare la terra; e certo era bene io che egli seguiva, che egli spiava. Io non diedi un colpo di rastro, non toccai un briciolo di terra che egli non guardasse con tanti di occhi.

— Oh! sì, sì, gli è un amoroso, disse Cornelio. È giovine bello?

E fissò avidamente Rosa aspettando con impazienza la di lei risposta!

— Giovine! bello? esclamò Rosa dando in uno scoppiò di risa. Gli è orrendo di viso, ripiegato di corpo, di cinquant’anni di età, e si vergogna guardarmi e parlare a voce alta.

— E si chiama?

— Giacobbe Gisels.

— Non lo conosco.

— Vedete bene che dunque non viene per voi!

— In ogni caso se v’amasse, o Rosa, il che è ben probabile, perchè vedendovi bisogna amarvi, non l’amereste voi?

— Oh! no di certo!

— Voi volete che mi tranquillizzi, non è vero?

— Vi c’impegno.

— Ebbene! Or che cominciate a saper leggere, voi leggerete, o Rosa, tutto, ciò che io vi scriverò, non è così? su i tormenti della gelosia e su quelli della lontananza.

— Se scriverete grosso, leggerò.

Poi siccome il giro che prendeva la conversazione, cominciava ad inquietare Rosa, diss’ella:

— A proposito come va il vostro tulipano?

— Rosa, figuratevi la mia gioia: stamattina guardavalo al sole; dopò aver leggermente scansato lo