Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/184

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
170

orticultura, de’ suoi due amori, quello che Cornelio sentivasi più inclinato a rigettare, l’era l’amor di Rosa; e allorquando verso le tre di mattina addormentossi sfinito dalla stanchezza, bersagliato dal timore, compunto dai rimorsi, il gran tulipano nero cedè il primo posto ne’ suoi sogni agli occhi turchini così dolci della bionda Frisona.


III


Donna e Fiore.


Ma la povera Rosa chiusa nella sua camera non poteva indovinare chi sognasse Cornelio.

Ne conseguitava però che da ciò ch’egli aveale detto, Rosa era ben più inclinata a credere ch’egli sognasse i suoi tulipani che lei, e non pertanto Rosa ingannavasi.

Ma siccome non era là nessuno per dire a Rosa, che s’ingannava, avvegnachè le imprudenti parole di Cornelio erano cadute sulla di lei anima come goccie di veleno, Rosa non sognò già, ma pianse.

Difatti essendo Rosa una creatura di spirito elevato, di un senso diritto e profondo, rendevasi giustizia, non già quanto alle sue qualità morali e fisiche, ma quanto alla sua posizione sociale.

Cornelio era sapiente e ricco, almeno innanzi la confisca de’ beni; Cornelio era di quella borghesia commerciale, più fiera delle sue insegne di bottega delineate a guisa di blasone, di quello che non lo sia mai stata la nobiltà di razza delle sue armerie ereditarie. Cornelio poteva dunque trovare Rosa buo-