Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/234

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— Sommesso, sommesso, in nome del cielo!

— Oh! se non mi aprite, o Rosa, gridò Cornelio farnetico di rabbia, sfondo la graticola e ammazzo quanti incontro nella prigione.

— Amico mio, per pietà!

— Vi dico, o Rosa, che pietra per pietra demolirò la prigione.

E il disgraziato con le sue due mani, la cui forza era raddoppiata dalla collera, conquassava con gran fracasso la porta, e tramandava tai gridi disperati, che tuonavano fino in fondo allo spirale sonoro della scala.

Rosa spaventata procurò ma invano di calmare quella furiosa tempesta.

— Vi dico che ammazzerò l’infame Grifo, urlò Van Baerle; vi dico che verserò il suo sangue, che lui ha versato quello del mio tulipano nero.

L’infelice cominciava a dar la volta al cervello.

— Oh! sì, diceva Rosa palpitante, sì, sì, ma calmatevi; sì, prenderò le sue chiavi, sì, sì, vi aprirò; ma calmatevi, mio Cornelio.

Non aveva ella ancora finito, che un urlo cacciatole in faccia interruppe la sua frase.

— Mio padre! esclamò Rosa.

— Grifo! ruggì Van Baerle, ah! scellerato!

Il vecchio Grifo in mezzo a tutto quel frastuono era salito senzachè si foste sentito.

Ei prese bruscamente sua figlia pel polso.

— Ah! voi mi prenderete le chiavi, disse di una voce cupa per la collera. Ah! questo infame, questo mostro, questo cospiratore è il vostro Cornelio! Ah! si tiene di mano ai prigionieri di stato! Va bene!