Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/276

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
262


— Ebbene! che cosa volete?

— Che cosa io voglio, te lo vado a dire. Voglio che tu mi renda la mia figlia Rosa.

— La vostra figlia! esclamò Cornelio.

— Sì, Rosa! La mia Rosa che mi hai involata con la tua arte diabolica. Vediamo; vuoi tu dirmi ov’ella sia?

— Rosa non è a Loevestein? esclamò Cornelio.

— Fai il nesci. Me la vuoi tu rendere, ancora una volta?

— Eh! disse Cornelio, l’è un’insidia che tu mi tendi.

— Per l’ultima volta, mi vuoi tu dire ove trovasi mia figlia?

— Oh! indovinalo, farabutto, se non lo sai.

— O guarda, o guarda! pronunziò Grifo pallido e con le labbra tremanti per la furia, che salivagli al cervello. Ah! non mi vuoi tu dir niente; ebbene! t’aprirò io i denti.

E fece un passo verso Cornelio, a cui mostrando l’arme che luccicavagli in mano:

— Vedi, disse, questo coltello? ho ucciso con questo più di cinquanta galli neri. Ammazzerò pure come quelli il diavolo loro principale: aspetta, aspetta!

— Dunque, furfante, mi vuoi tu ammazzare davvero?

— Ti voglio spaccare il cuore, per vedervi il luogo dove tu nascondi mia figlia.

E dicendo queste parole con lo smarrimento febrile, Grifo si precipitò su Cornelio, che ebbe appena tempo di ripararsi dietro la sua tavola per ischivare il primo colpo.