Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/34

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del mio paese; amo soprattutto la tua gloria, o mio fratello, ondechè mi sono ben guardato di bruciarla.

— Allora siamo perduti per questa vita terrestre, disse tranquillamente l’ex-gran Pensionario, appressandosi alla finestra.

— Anzi tutto all’opposto, o Giovanni; e noi avremo a un tempo la salvezza del corpo e la resurrezione della popolarità.

— E allora che cosa hai fatto di quelle lettere?

— Le ho affidate a Cornelius Van Baerle, mio figlioccio, che tu conosci e che dimora a Dordrecht.

— Oh! povero giovine! caro e leale, ei sà, cosa rara, tante e poi tante cose, e non pensa che ai fiori che salutano Dio, e pensa a Dio che fa nascere i fiori! L’hai incaricato di un deposito mortale; così, o fratello, è perduto quel povero e caro Cornelius!

— Perduto?

— Sì, perchè sarà forte, o sarà debole. Se è forte (perchè egli è estraneo a ciò che ci accade; perchè, quantunque sepolto a Dordrecht, quantunque distratto, ed è un miracolo! saprà un giorno o l’altro ciò che ci è accaduto) se è forte, si vanterà di noi; se debole, avrà paura della nostra intimità; se è forte propalerà il segreto; se debole, se lo lascerà prendere. Nell’uno e nell’altro caso, o Cornelio, lui e noi siamo perduti del pari. Perciò, fratello mio, fuggiamo presto, se ci resta ancor tempo.

Cornelio sollevossi sul letto e prendendo la mano di suo fratello, che trasalì al contatto delle fasce:

— E se non ne sapesse nulla il mio battezzato? che credi non abbia io saputo leggere ciascun pensiero nella sua testa, ciascun sentimento nell’anima