Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/49

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— E tu, figlia mia?

— Io, babbo mio, scenderovvi con voi; ne chiuderemo la porta; e quando avranno lasciata la prigione, allora esciremo dal nostro nascondiglio.

— Hai per..., ragione! esclamò Grifo; l’è un prodigio il giudizio che sta in cotesta testolina?

— Venite, venite, babbo mio, disse Rosa aprendo una piccola ribalta.

— Ma intanto i nostri prigionieri? soggiunse Grifo.

— Dio veglierà su loro, o babbo mio, disse la giovinetta; permettete che io vegli su voi.

Grifo seguì sua figlia, e la ribalta si richiuse sulle loro teste giusto nel punto, che la porta sfracellata dava adito alla canaglia.

Del resto quella prigione, dove Rosa faceva scendere suo padre, e che chiamavasi la segrete, offriva ai due personaggi, che noi siamo forzati a lasciare per un istante, un sicuro asilo, non essendo conosciuta che dalle autorità, le quali alcuna volta faceanvi chiudere qualche gran colpevole, di cui si temesse una rivolta o una rapina.

Il popolo precipitossi nella prigione, urlando:

— Morte ai traditori! Cornelio de Witt alla forca! A morte! a morte!


IV


Il giovine così imbacuccato nel suo cappellone, sempre appoggiato al braccio dell’officiale, sempre asciugantesi la fronte e le labbra col suo fazzoletto, quel giovine in un canto del Buitenhof, incastrato