Pagina:Dumas - Il tulipano nero, 1851.djvu/50

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nel vano di un arco di una bottega chiusa solo riguardava immobile lo spettacolo che davagli quel furioso popolaccio, e che pareva avvicinarsi al suo svolgimento.

— Oh! disse all’officiale, io credo che abbiate ragione, o Van Deken, e che l’ordine firmato dai signori deputati, sia un vero ordine di morte di Cornelio. Sentite il popolo? Non ne vuol più sapere dei signori de Witt.

— In verità, rispose l’officiale, di clamori simili non ne ho mai sentiti.

— Bisogna credere che abbiano trovato la prigione di quel nostro uomo. Oh! guardate; non è quella la finestra della stanza, dov’è stato chiuso Cornelio?

Difatti un uomo abbrancava e scuoteva violentemente le sbarre di ferro che chiudevano la finestra del carcere di Cornelio, il quale egli aveva abbandonato dieci minuti innanzi.

— Urà! urà! gridò quell’uomo; non ci sta più!

— Come, non ci sta più? domandarono dalla strada coloro che giunti gli ultimi non erano potuti entrare, tanto era affollata la prigione.

— No, no, ripeteva quell’uomo furioso, non ci sta più; si vede che se l’è svignata.

— Che cosa dice quell’uomo? domandò impallidendo Sua Altezza.

— Oh! mio signore, ei dà una nuova che sarebbe bene avventurosa, se fosse vera.

— Sì, senza dubbio, sarebbe una nuova bene avventurosa, se fosse vera, disse il giovine; disgraziatamente non può esserlo.

— Frattanto vedete.... disse l’officiale.