Pagina:Ecce Homo (1922).djvu/17

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22 ecce homo

la mia filosofia.... Perchè, si badi bene: fu proprio negli anni della mia più debole vitalità che cessai di essere pessimista: il bisogno istintivo di ristabilire me stesso, mi strappò alla filosofia della miseria e dello scoraggiamento.... E da ciò si riconosce, in fondo la bontà della nascita! Un uomo ben nato fa bene ai nostri sensi: egli è fatto d’un legno insieme duro e tenero e profumato. Gli piace soltanto ciò che gli è utile: il suo piacere, il suo desiderio cessano quando egli oltrepassa il limite dell’utile. Egli indovina i mezzi per riparare ai mali, fa suo pro di tristi accidenti; ciò che non lo annienta lo rende più forte. Di tutto ciò ch’egli vede, ode, vive, tira istintivamente la sua somma; è un principio di selezione: molte cose lascia cadere. È sempre in sua compagnia, sia ch’egli si occupi di libri, o d’uomini, o di paesaggi: come sceglie, come accetta, come s’affida, egli onora. Reagisce ad ogni sorta di fascino, lentamente, con quella lentezza che gli hanno insegnata una lunga prudenza e una superbia voluta; — esamina il fascino che sale a lui — è ben lungi dal movergli incontro. Non crede nè alla «sventura» nè alla «colpa»: sbriga presto ogni cosa, con sè e con gli altri, sa dimenticare; — è abbastanza forte perchè ogni cosa debba andargli per il meglio.

Ebbene, io sono l’opposto d’un decadente; poichè ho descritto precisamente me stesso.


3.


Questa doppia serie d’esperienze, questa possibilità d’avvicinarsi a mondi apparentemente diversi, si ripete nella mia natura, in ogni riguardo:.... io sono un sosia, ho anche la «seconda» vista, oltre alla prima. E forse, anche la terza.... Già in grazia della mia origine il mio sguardo può spaziare al di là di ogni punto di vista puramente locale, puramente nazionale; non mi costa nessuna fatica l’essere «un buon europeo». D’altra parte sono forse più tedesco