Pagina:Ecce Homo (1922).djvu/97

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ecce homo 102

le cose più buone! Come tocca delicatamente anche i suoi oppositori, i preti, e, con loro, soffre di loro stessi! Qui, ad ogni istante l’uomo è superato, il concetto di «superuomo» diventa qui la più alta realtà; tutto ciò che finora fu grande nell’uomo sta ad un’infinita distanza sotto di lui. Il carattere alcionico, i piedi leggeri, l’onnipresenza della cattiveria e della baldanza, e tutto ciò ch’è tipico per il tipo di Zarathustra, non è mai stato sognato come attributo essenziale della grandezza. Zarathustra si considera appunto per quest’ampiezza d’orizzonti, quest’accessibilità alle cose più contraddittorie come la più alta specie di tutto ciò che esiste; e, se si vuol sentire come egli la definisce, si rinuncierà a cercarne l’uguale.

«.... l’anima che ha la scala più lunga e può scendere più in fondo»,

«l’anima più vasta, quella che più d’ogni altra può correre, aggirarsi, spaziare in sè stessa; la più necessaria, che, per piacere, si precipita nel Caso»,

«l’anima che è, e vuole tuffarsi nel divenire; l’anima che ha, e vuole entrare nella volontà e nel desiderio»,

«l’anima che fugge da sè stessa e raggiunge sè stessa nelle più vaste cerchie»,

«l’anima più saggia, cui la pazzia sussurra le parole più dolci»,

«l’anima che più ama sè stessa, in cui tutte le cose salgono e scendono, hanno il loro flusso e il loro riflusso....».

Ma questo è il concetto stesso di «Dioniso».

A questa stessa idea conduce un’altra considerazione. Il lato psicologico nel problema di Zarathustra è trovare come colui che in modo inaudito risponde negativamente, agisce negativamente, di fronte a tutto ciò che finora è stato affermato, possa tuttavia essere il contrario d’uno spirito negativo; come uno spirito che porta il peso del più grave destino, d’un còmpito fatale, possa tuttavia essere il più leggero e lontano (Zarathustra è un danzatore); in che modo colui che ha la più dura, la più spaventosa