Pagina:Economisti del Cinque e Seicento, Laterza, 1913.djvu/198

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188 cause che fanno abbondare li regni d'oro e argento

nel quale il cambio era basso. E, se ancora si difficultasse e si dicesse che le monete andate in zecca in questo tempo erano monete che si trovavano nell’istesso Regno per farne mezzi carlini, nel tempo predetto dalli 1582 alli 1590 era il medesimo che si faceano mezzi carlini, e, se vi fusse stata moneta, si avriano fatte, come si fecero, della poca. Come dunque non si ha da concedere per coniettura certa, presunzione vera e prova ancora, che non sia vera l’esperienza che il Regno abbondasse di moneta nel tempo che egli dice che era il cambio basso, vedendosi tutto l’opposito? E, si bene quanto si è detto sia bastante e superabbondante, e a lui toccava provare il suo assunto con ragione ed esperienza reale e non imaginaria e non con sola affirmazione, pure vi ho voluto aggiungere questa altra prova: che, concedendoli che, nel tempo del cambio basso, anni quindeci e trenta adietro, come lui dice, venessero non solo li denari dell’estrazione della robba, e non ne uscissero di contanti, senza numerarvi ancora quelli che a rispetto del guadagno veneano (che almeno, come si è detto, senza li denari che vi erano in Regno, sariano milioni novanta nell’anno 1590), domando: se tanti denari erano in Regno, come incominciò il cambio alto? dove andôrno questi novanta milioni? Altro non può dire che, come il cambio fu alto, che si estrassero per il guadagno col farli ritornare per cambio in Napoli: e in questo si è risposto nel primo capo, che di necessitá bisogna che ritornassero in Regno con vantaggio. Ma lascio considerare a chi non è in tutto senza giudicio se simili pensieri siano o possano essere veri. E da questa risposta si viene a tutti gli altri inconvenienti, che si sono dati in detto luoco: che non solo andariano al presente girando per l’aria li novanta milioni, ma insin al suo tempo delli 1605 sariano arrivati alli milioni centoottanta, e al presente sariano ducentoventicinque o trenta che andariano volando per li cambi, e li uomini del Regno li avriano da riscotere da forastieri; lo che quanto sia lontano non pur dal vero, ma dal credibile e imaginabile, non m’affatigo di mostrarlo. Sí che è piú certo della certezza l’esperienza non esser vera, come lo dimostra l’altro che dice che in quel tempo il Regno abbondava di moneta di Fiorenza, Milano e Roma. Si