Pagina:Economisti del Cinque e Seicento, Laterza, 1913.djvu/199

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parte seconda - capitolo iv 189

risponde che, fuor di Roma, che in alcuna volta ve ne è stata alcuna picciola quantitá per altro rispetto particulare, in tutto il Regno d’altri luochi non vi si ritrovará, non che quantitá d’alcuna considerazione, ma neanco docati diecemilia e meno forse cinque o doi.

CAPITOLO IV

Se è vera la ragione che il cambio alto dia guadagno a chi vuol portare denari in Regno per cambio e non in contanti e per tal rispetto non vengano contanti.

Giá si è fatto conoscere non esser vero l’assunto seu conclusione sua maggiore, che il cambio alto fusse causa della penuria e il basso della abbondanza in Regno delli denari quali doveano venire per l’estrazione della robba; ed esser falsa, ancorché la ragione o conclusione, che per il guadagno del cambiare ognuno volesse portare denari per cambio e non in contanti, e l’esperienza, che quindici, venti, trenta anni adietro, che il cambio era basso, abbondasse il Regno di monete, fussero vere; e similmente la detta esperienza essere falsa. Resta solamente di conoscere se la ragione o conclusione predetta sia vera, cioè se, stante l’altezza del cambio di Napoli, vi sia il guadagno di diece per cento e piú, come dice, che per tal rispetto li denari si cambiano e non si portano in contanti. Al che forse mi si potria dire, da che li piace stare in errore e non vuol cercar la certezza, che non occorre questo disputare, essendo chiarissimo che, essendo il cambio alto, vi sia il guadagno. Al che rispondo che in potestá mia non è altro che farli conoscere l’errore, volendolo conoscere, e, non volendolo conoscere, lasciarvelo dentro, come dice san Giovanni: "Chi sta nelle spurcizie vi stia ancora". E che questa sua ragione e proposizione sia falsa, appare dalla medesima sua asserzione. Poiché, se è vero che quindeci, venti anni adietro in Napoli si dava grana 118 insin a 125 per un scudo di oro di Roma, e per un scudo di lire sette e mezza di Fiorenza grana 112 insin a 116, e per un scudo