Pagina:Elogio della pazzia.djvu/102

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Tanto è piena zeppa tutta la vita d’ogni cristiano di simili delirj! So bene che i sacerdoti non sono tanto ciechi da non comprendere deformità così vergognose; ma costoro invece di purgare il campo del Signore, si studiano anzi di seminarvi e di coltivarvi quest’erbe cattive con tutta la diligenza; ben conoscendo quanto sogliano esse aumentare i loro guadagnuzzi. Se in mezzo a tutti questi pregiudizj sorgesse qualche odioso moralista, e con un tuono apostolico facesse questa patetica, ma vera esortazione. «Non basta avere qualche divozione per S. Cristoforo; bisogna eziandio vivere secondo la legge divina, per non fare una cattiva fine. Non basta offrire una piccola moneta per ottenere i perdoni e le indulgenze; bisogna inoltre odiare il male, piangere, vegliare, pregare, digiunare, in una parola cambiar vita, praticando costantemente il Vangelo. Voi confidate nel tale o tal altro Santo? Ebbene, seguite i suoi esempj, vivete com’egli ha vissuto, e meritatevi in questa maniera le grazia del vostro santo protettore». Questo moralista (sia detto fra noi) non avrebbe torto parlando in tale maniera; ma da un’altra parte trarrebbe gli uomini da uno stato di felicità per gettarli nella miseria e nel dolore.

Una parolina intorno ad un’altra specie di matti; imperocché sarebbe un gran male il non esporli anch’essi sulla scena, mentre fanno tant’onore al mio impero. Voglio parlare di que’ ricchi, i quali vedendosi giunti al termine de loro giorni, ordinano grandiosi preparativi, onde poter fare magnificamente il passaggio alla tomba. È un bel piacere l’osservare questi moribondi applicarsi seriamente a prescrivere la loro pompa funebre. Stabiliscono articolo per articolo quante torce e quante candele devono ardere