Pagina:Elogio della pazzia.djvu/120

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

della pazzia 107

ci. Quanta più è la gioia che si prova nel cuore, tanto maggiore è il cordoglio che si affetta sul volto, per cui nacque quel proverbio de’ Greci. «Colui piange sulla tomba della matrigna». Questi raccoglie tutto quanto può avere da ogni parte, e di tutto ne fa un presente al suo ventre, a costo anche di morir di fame dopo aver soddisfatta la sua ingordigia; quegli ripone tutta la sua felicità nell’ozio e nel sonno. Vi sono alcuni, che, sempre in moto per gli affari altrui, trascurano affatto i loro interessi. Vedonsi di quelli che fanno dei debiti per pagarne degli altri, e quando si credono ricchi, trovano che son falliti. Quegli vivendo da povero non conosce altra felicità, che arricchire il suo erede. Costui ingordo di beni, scorre i mari in traccia d’un incerto guadagno, e affida all’onde ed ai venti una vita, che non potrebbe riscattare con tutto l’oro del mondo. Un altro, sitibondo di sangue, vuol piuttosto tentare una sorte migliore in mezzo ai pericoli ed agli orrori della guerra, che passare i suoi giorni comodi e tranquilli in seno alla sua famiglia. Questi si promette una pingue eredità, se può arrivare ad impadronirsi dell’animo di quel vecchione, che morrà senza eredi; oppure se ha la fortuna di cattivarsi la grazia, ed il favore di quella ricca vecchierella. Ma quanto poi ridono gli Dei, allorchè vedono questi pescatori di danaro restar presi nelle proprie loro reti.

I mercadanti poi soprattutto sono i più sordi e stolti attori del teatro della vita umana; non v’ha cosa più vile della loro professione, e per compimento dell’opera l’esercitano nella più sporca maniera. Comunemente sono spergiuri, bugiardi, ladri, ingannatori, impostori; e ciò non ostante sono tenuti in grande considerazione a motivo delle loro