Pagina:Elogio della pazzia.djvu/139

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126 elogio

In tutte queste fazioni si trovano tante erudizioni o tante difficoltà, che se gli Apostoli stessi discendessero in terra, e fossero obbligati a disputare coi teologi moderni sopra queste sublimi materie, son di parere che avrebbero bisogno d’un nuovo spirito affatto diverso da quello, che li faceva parlare ai loro giorni. S. Paolo avea fede, ma non ha data una definizione della fede abbastanza magistrale, quando ha detto: Fede è sostanza di cose sperate ed argomento delle non parventi. Lo stesso apostolo ardeva nel fuoco della carità; ma non si è mostrato buon logico coll’omettere la definizione e la divisione di questa virtù al capitolo XIII della sua prima lettera ai Corintj. Gli Apostoli consacravano con divozione e con pietà il sacramento dell’eucaristia; ma se avessero dovuto spiegare come Iddio faccia il suo passaggio da un luogo all’altro per mezzo della consecrazione; come succeda la Transustanziazione; come mai uno stesso corpo possa ritrovarsi nel medesimo tempo in più luoghi; qual differenza passi tra il corpo di Gesù Cristo in cielo, sulla croce, e nell’eucarestia; in qual momento si faccia la Transustanziazione, giacchè la Formola Sacramentale, com′essi dicono, essendo composta di sillabe e di parole, non può pronunziarsi se non successivamente: io credo, che se questi primi teologi del cristianesimo avessero dovuto sciogliere simil difficoltà, avrebbero avuto mestieri dell’acume degli Scotisti, che sono veramente Mercurj nell’arte dell’argomentazione e della definizione. Ebbero gli Apostoli, è vero, la sorte di convivere colla madre di Gesù, ma nessuno di essi la conobbe al pari de’ nostri teologi, poichè questi provarono geometricamente, che la Vergine feconda è stata preservata dalla macchia del peccato originale. S. Pietro