Pagina:Elogio della pazzia.djvu/168

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della pazzia 155

mento, gli barbuglia in fretta in fretta una messa. Passa quindi a far colezione, e di lì a poco al pranzo, a cui succedono immediatamente i giuochi de’ dadi e degli scacchi, i buffoni, le cortigiane, gli sconci trattamenti, e tutti quegli altri piaceri, che chiamansi passatempi. Questi divoti esercizj si fanno non senza una o due merende; quindi si cena, e si passa la notte in mezzo alle bottiglie; e senza mai ricordarsi che si nasce per morire, si passa rapidamente la vita. Le ore, i giorni, i mesi, gli anni, i lustri trascorrono per essi senz’alcuna noia a guisa di lampo. Parmi di uscire da un convito, quando miro costoro gloriarsi delle loro ridicolaggini. Quella ninfa credesi più vicina agli Dei, perchè dietro si strascina una coda più lunga delle altre; questo grande, che ha ricevuta una gomitata nello stomaco del suo principe, mentre tentava di penetrar nella folla, si compiace e crede che vi sia minor distanza tra lui ed il suo sovrano; quel cortigiano si pavoneggia per la catena d’oro che gli pende dal collo, perchè pesa molto più di quella degli altri, facendo così pompa non meno della sua opulenza, che della facchinesca sua robustezza.

La vita de’ principi e de’ grandi mi ha guidato naturalmente a parlare anche di quella dei papi, de’ cardinali e de’ vescovi. Egli è già da lungo tempo che questa sacra genia imita con una mirabile emulazione i re ed i satrapi loro; anzi non avrei alcuno riguardo a dire che gli abbia ancora superati. Ora bramerei che per divertimento un vescovo si mettesse un poco a considerare il suo corteggio e i suoi pontificali ornamenti. Se un vescovo riflettesse che la candidezza del suo rocchetto significa una vita affatto immacolata, che la mitra bicornuta, le cui estremità sono allacciate da un nodo,