Pagina:Elogio della pazzia.djvu/195

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182 elogio

per provvedere alla fame. Avendo risposto gli Apostoli, che aveano dapertutto ritrovato il bisognevole, soggiunse il Salvatore: «Ora quello di voi che ha un sacco, sia piccolo o grande, lo lasci; e colui che non ha la spada venda la sua tonaca per comperarsela.» Siccome tutta la dottrina evangelica risguarda la mansuetudine, la tolleranza e il disprezzo della vita, bisognerebbe esser cieco per non rilevare il senso e l’intenzione di Cristo in questo passo. Il divino legislatore volea disporre i suoi inviati al ministero dell’Apostolato, perciò imponeva loro di staccarsi da tutte le cose di questa terra. Non bastava cbe gettassero le scarpe e la bisaccia; ma doveano eziandio spogliarsi de’ loro abiti; il che significa senza dubbio quel perfetto distacco di cuore, col quale doveano entrare nella carriera dell’Apostolato. Egli è vero che Gesù Cristo comanda a’ suoi discepoli di provvedere una spada; ma non di quelle che servono di stromento fatale in mano ai ladri ed ai parricidi; ma bensì una spada spirituale che penetri perfino al fondo del cuore, che tronchi tutte le mondane passioni, onde la sola pietà regni e signoreggi nell’animo. Osservate ora di grazia come il nostro celebre Asino alla lira abbia stiracchiato il senso di questo passo: per la spada egli interpreta il diritto di difendersi nella persecuzione; per la bisaccia, la provvisione de’ viveri, come se il Salvatore essendosi accorto che senza ciò non avrebbe bastevolmente provveduto allo splendore ed alla dignità de’ suoi missionarj, avesse mutato parere, e ritrattato il suo comando. Il nostro legislatore non si ricordava forse più della sua morale? Egli ha dichiarato formalmente ai suoi discepoli, che sarebbero beati se avessero sofferto con pazienza l’infamia, gli oltraggi, i supplizj;