Pagina:Elogio della pazzia.djvu/46

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della pazzia 33

posto: quell’Adulazione, che sempre è andata d’accordo con Momo, come il Lupo e l’Agnello.

Liberatisi pertanto gli Dei dall’importuna censura di Momo, si abbandonarono con maggior libertà e diletto ad ogni sorta di piaceri. E per verità, quanti lepidi motti non dice quel Priapo di fico! Quanto non fa ridere Mercurio co’ suoi ladroneggi e co’ suoi prestigj? Che cosa non fa Vulcano nei conviti degli Dei? Si mette a correre per far pompa della sua zoppicante andatura, scherza, buffoneggia, finalmente tutto mette in opera per tenere in allegria il convito. Che dirò di quel vecchio stolto ed innamorato di Sileno, che gode danzare con Polifemo e colle Ninfe? Che dirò di que’ Satiri semi-caproni, che nelle lor danze fanno cento atti immodestissimi? Pane colle insipide sue cantilene muove a riso gli Dei, i quali lo ascoltano con grande attenzione, e preferiscono cento volte la sua musica a quella delle Muse, principalmente quando i vapori del Nettare cominciano ad andar loro alla testa. Ma perchè non rammenterò io le stravaganze che fanno i Numi dopo i conviti, e soprattutto dopo aver molto bevuto? Vi assicuro, per Dio, che quantunque io sia la Pazzia, e in conseguenza avvezza ad ogni sorta di stravaganze, pure io stessa non posso tante volte trattenere le risa. Ma sarà meglio che mi taccia, poichè se mai qualche Dio diffidente e sospettoso mi ascoltasse, potrei incorrere anch’io la sorte di Momo.

Ma è omai tempo che ad imitazione d’Omero passiamo a vicenda dagli abitatori del cielo a quelli della terra, ove pure nulla scorgesi di lieto e felice che non sia opera mia.

Primieramente voi ben vedete con qual previdenza la natura, questa madre e produttrice del genere umano, abbia disposto, che non mancasse in alcun