Pagina:Elogio della pazzia.djvu/70

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della pazzia 57

frivolezze? Venite adunque per un istante, o figlie di Giove, poiché voglio provare che questa saviezza cotanto vantata, e che con enfasi chiamasi la Rocca della felicità, non è accessibile ad alcuno, se non vi è guidato dalla Pazzia.

Sostengo prima di tutto, che in generale le passioni sono regolate dalla Pazzia. Infatti, che cosa distingue il savio dal pazzo? Non è forse che il pazzo vien guidato in ogni cosa dalle sue passioni, e il savio dalla ragione? Egli è per questo che gli stoici allontanano dal savio ogni qualunque perturbazione d’animo considerandola come un vero male. Per altro, se dobbiamo prestar fede ai Peripatetici, le passioni fanno le veci di pedagoghi a coloro, che s’incamminano al porto della sapienza: inoltre, le passioni sono come tanti stimoli ed eccitamenti, per soddisfare ai doveri della vita e per operare virtuosamente. Egli è vero che Seneca, due volte stoico, spoglia il suo savio da ogni sorta di passione. Oh il bel capo lavoro che ne ha fatto! Questo savio certamente non è più un uomo, ma sibbene un qualche Dio, che non è mai esistito, e che non è per esistere giammai. Parliamo più chiaro; ha fatto una fredda statua di marmo, priva del tutto d’ogni senso umano.

Sia permesso a questi signori stoici di godersi, e d’amare senza contrasto il loro savio; e di passare con lui tutta la vita o nella città di Platone, o se stimano meglio nella region delle idee, oppure ne’ giardini di Tantalo. Che specie d’uomo è mai uno stoico! Chi mai può trattenersi dal fuggirlo come un mostro, e dall’averlo in orrore come uno spettro? Ma eccovi il naturale ritratto d’uno stoico: egli è sordo alla voce de’ sensi, non sente alcuna passione, l’amore e la pietà non fanno alcuna impressione nel suo cuore duro al pari d’un dia-