Pagina:Elogio della pazzia.djvu/81

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68 elogio

follìa; e per conseguenza sono perfettamente felici quegli uomini, che, non avendo alcun commercio con le scienze speculative e pratiche, non prendono per loro scorta se non la sola natura, la quale non è niente affatto difettosa, e non trae mai a perdizione coloro, che seguono esattamente e fedelmente le sue vestigie, nè amano uscir dei confini dell’umana condizione. La natura è nemica d’ogni artifizio, e noi vediamo crescere più felicemente quelle cose, che non sono d’alcun’arte contaminate.

Permettetemi di continuare un poco sul medesimo argomento. Non è egli vero che tra tante specie d’animali, quelli che vivono più felicemente sono coloro che non hanno alcuna disciplina, e che la sola natura riconoscono per loro maestra? Chi più felice ed ammirabile delle api? E pure esse non hanno tampoco tutti i sensi del corpo. Ciò non ostante che mai l’architettura troverà che le agguagli nel costruir gli edifizj? Qual filosofo ha mai instituita una simile repubblica? All’incontro il cavallo, avvicinandosi maggiormente ai sentimenti dell’uomo, ed essendosi dato in suo potere, viene a partecipare moltissimo delle umane calamità. Accade spesso che questo animale, piuttosto che fuggire dalla battaglia, si slanci nel pericolo, e mentre ambisce la vittoria, un colpo mortale lo stende a terra, e gli fa mordere la polvere insieme al cavaliero. Passo in silenzio i duri morsi, gli acuti sproni, la prigione chiamata stalla, le fruste, i bastoni, le funi, il pesante cavaliere, in una parola tutta quella tragica schiavitù, a cui, ad esempio dell’uomo, si è assoggettato spontaneamente per la soverchia brama di vendicarsi del cervo suo nemico. È ben più desiderabile la vita delle mosche e degli uccelli, i quali nascono liberi, e la natura si prende il pensiero di nudrirli,