Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/141

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Poesie 63



poi, se cosi gli piacesse, mi gittasse in un canto di strada;
30sempre meglio sarebbe per me dell’ora presente!

Dal lontano orizzonte s’innalza uno stuolo di corvi
a oscurare il cielo sopra i miei occhi ciechi;

e dai confini del mondo un uragano si leva,
dando la mia polvere alla terra e il mio cuore al vento.

35Ma tu resta in fiore, come in Aprile la luna,
cogli occhi tuoi grandi e umidi, col tuo verginale sorriso,

sii ogni giorno più giovane, più fresca, più lieta;
non mi conoscere più, come non mi conoscerò io!


XLVI.

O MAMMA....


O mamma, dolce mamma, dalla nebbia del tempo andato,
collo stormir delle foglie tu par che a te mi chiami;
e sulla nera cripta del tuo sepolcro santo
versan fiori le acacie battute dal vento d’autunno,
5i rami s’urtan lievi, la voce tua susurra....
Sempre essi s’urteranno, tu sempre dormirai.

Quand’io morrò, non piangermi, amore, al capezzale,
ma un rametto tu strappa al santo e dolce tiglio,
sul mio capo con molta cura sotterra mettilo,
10e su di esso cadano degli occhi tuoi le stille;
sentirò a un tratto il mio sepolcro all’ombra....
L’ombra crescerà sempre, io sempre dormirò.

E, se insieme avverrà che noi morissimo,
ci portino fra tristi mura di cimitero;
15la tomba ce la scavino in riva a un ruscello,
ci mettan l’una e l’altro nello stesso feretro,
accanto mi sarai allora in eterno,... sul seno....
L’ombra crescerà sempre, io sempre dormirò.