Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/180

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102 Eminescu


135ed io la sentirei vicina, ed ella lo saprebbe....
Oh, delle nostre povere vite avremmo fatto un poema!...

Non la cerco più.... A che cercare? È sempre la stessa canzone....
il desiderio della pace eterna, che mi suona all’orecchio;

ma l’organo è stonato, e, di tra le note stridenti,
140l’antica melodia appena appare di tanto in tanto,

come sorgente che palpiti nella notte, come raggio
puro d’un Carme Secolare sognato un di

di tra le note che fischiano, stridono, s’infrangono
e tumultuando s’incalzano con furia selvaggia!

Mentre nel pensiero mi passa l’uragano e il capo m’arde di febbre,
145aspro, fréddo risuona l’eterno canto interrotto....

Dove son le note serene della mia vita, perch’io le canti?
Ahimè che gli organi son guasti e l’organista è pazzo!

LXVII.

L’ASTRO.


C’era una volta come nelle fiabe,
      c’era una volta,
di gran progenie d’imperatori
      una bellissima fanciulla.

5Ed era figlia unica
      e bella fra le belle,
com’è la Vergine tra i santi,
      la luna tra le stelle.

Dall’ombra delle volte aurate
      10muove ella il passo
verso la finestra, dove in un angolo
       l’Astro l’aspetta.