Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/189

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Poesie 111


    
Nulla egli è, ed è tuttavia
      la sete stessa che l’arde,
è un abisso, simile
      280al cieco oblio.

Dal peso della negra eternità,
      Padre, discioglimi,
ed in eterno laudato tu sii
      su tutta la scala del mondo;

285oh chiedimi, Signore, ogni altra cosa
      ma dammi un altro destino,
Tu che sorgente sei della vita
      e causa della morte;

l' immortal nimbo toglimi dal capo
      290e dallo sguardo il fuoco,
e, in cambio di tutto questo, dammi
      un’ora d’amore....

Dal Caos, Signore, son sorto,
      fa’ ch’io torni nel Caos!
295e di riposo son nato:
      ho sete di riposo!

— Iperione che all’oriente
      ti levi con un mondo intero,
non chieder segni e miracoli,
       300che non hanno ragione di essere!

Tu vuoi considerarti un uomo,
      rassomigliarti a loro?
Ma, muoiano essi a migliaia,
      altri ne nasceranno;

305essi duran solo qual vani
      ideali al vento:
quando Tonde trovano un sepolcro,
      nascono altre onde;

essi han solo stelle propizie
      310e avversi destini;