Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/227

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Note 149


io abbia ammirato la tua poesia: Così fresca..., quanto io l’abbia ammirata potrei forse dirtelo? Tu stesso devi ammirarla inconsciamente nell’intimo del tuo cuore e adorar la tua creazione non meno della creatura che divinizzi in essa. È un sentimento così alto, così nobile, così profondo quello che la ispira, - ma consacrato ad un essere al quale io per disgrazia, o forse per fortuna, non mi posso nè assomigliare nè paragonare - che dovrei quasi lodartene.... se non mi rendesse profondamente infelice. Amico mio, la tua poesia è sentita, il che vuol dire che io sono sparita dal tuo cuore; ed ho forse tenuto a qualche altra cosa al mondo più che al tuo cuore? I tuoi versi mi hanno addolorata profondamente, perchè ho sentito che una creatura souverainement supérieure mi ha cacciato dal tuo cuore, dove forse senza alcun diritto e di sorpresa m’ero introdotta. Scrivendoti, piango lagrime amare; un dolore nuovo, e fino a quest’ora ignoto mi strazia l' anima, un dolore tanto più insopportabile, quanto meno posso fartene una colpa..... La sintassi di questa lettera, scritta in preda alla passione, in un’ora amara di dolore, lascia molto a desiderare. Noi siamo stati costretti a rabberciarla qua e là per non togliere la sacra dignità del dolore al grido così straziante e rassegnato di questa soave anima femminile piagata a morte; ma qualche traccia ne è rimasta nè conveniva sopprimerla. Ci voleva assai poco a tradur questa lettera nel più accademico stile italiano di questo mondo; ma ci è sembrato una profanazione il tentarlo. Resti dunque così e il lettore si contenti questa volta di un umano grido di dolore, rinunziando a una pagina di.... letteratura, che sarebbe stata dopo tutto una cattiva azione; nè voglia imputare al traduttore quanto in queste righe, scritte con l’animo in tempesta, ci sia per avventura di poco elegante e di sconnesso. Non credo che Veronica s’ingannasse. Tuttavia Eminescu dovè riuscire a convincerla che si trattava di lei o di una donna ideale, del tutto inesistente, poi che il 19 ottobre la pace era già fatta e Veronica gli scriveva una lettera affettuosissima, riboccante di passione, dalla quale si rileva che l' innamorata donna era corsa a Bucarest ed ogni nube era scomparsa dal cielo così raramente sereno di questo suo dolcissimo e triste amore. Da una lettera posteriore (5 novembre 1879) possiamo argomentare che tre giorni dopo aver scritta quella triste lettera, e cioè il 5 settembre 1879, Veronica era a Bucarest e accordava per la prima volta all’amato la suprema prova d’amore. La lettera del 5 novembre è la prova migliore che, finché il marito fu vivo, Veronica non ebbe con Eminescu altri rapporti che sentimentali, il che vale a sfatar tutte le calunnie che avvelenaron resistenza di questa donna bella, intelli-