Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/228

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150 Note


gente, gentile e perciò invidiata, che dell’amore conobbe le rose ma anche tutte le spine.

XXXI. - Fremito di selva.

6. pitpalac: voce onomatopeica per indicare il canto della quaglia, e, talvolta, la quaglia stessa.

XXXIII. - Uccellini assonnati.

9. Scivola il cigno. Mi sembra di scorger qui un ricordo dei versi del Pushkin, incisi poi sul basamento del bel monumento innalzatogli nei giardini di Tsarkoje Selò, nei quali il poeta veniva ad ispirarsi:

            In quei giorni mai visti, meravigliosi
            di primavera, al richiamo dei cigni,
            presso le acque che luccicano nella pace,
            la Musa cominciò ad apparirmi.

Non c’è alcuna simiglianza concreta; ma questo paesaggio lacustre

che tante volte ritorna in Eminescu, di dove verrà?

XXXVIII. - Alla stella.

Rifacimento di ima poesiola di Gottfried Keller (Cfr. Gh. Pop., Eminescu şi Keller in Convorbiri Literare, 1896, p. 46). Di quanto la poesia di Eminescu sia superiore all’originale potrà giudicare chiunque, paragonandola col testo tedesco che riproduciamo:

Der Stern.
Siest du den Stern im fernsten Blau,
       Der sterbend fast erbleich?
Sein Licht braucht eine Ewigkeit
       Bis es dein Aug’erreicht.
Vielleicht vor tausend Jahren schon
       Zu Asche stob der Stern.
Und doch sch’n seinen lieblichen Schein
       Wir dort noch still und fern.
Dem Wesen solchen Scheines gleicht,
       Der ist und doch nich ist,
O Lieb, dein anmutswolles sein
       Wenn du gestorben bist.