Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/37

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Introduzione XXXIII


nescu aveva ricevuto da casa la mesata! Del resto, come tutti gli studenti passati presenti e futuri, anch’essi facevano baldoria la prima metà del mese, e passavan poi la seconda ad aspettar con sottili economie l’arrivo della mesata ventura. Nessuno di essi però si riduceva al verde come Eminescu, il quale era capace di vivere delle settimane intere quasi esclusivamente di pane e di caffè. Caffè e tabacco non gli mancavano mai. Se ne approvvigionava al principio del mese e solo assai di rado la provvista finiva prima che il nuovo stipendio fosse arrivato. In questo caso ricorreva a Jean, il fido cameriere del Caffè Troidl, che gliene prestava. Per mangiare poi dava in pegno all’oste antichi libri rumeni stampati in caratteri cirillici, che faceva passare per preziosi cimelii orientali, o portava al Monte di Pietà tutti gli abiti non strettamente necessarii e qualche volta persino i calzoni degli amici, che non mancava poi d’invitare a pranzo perchè almeno godessero anche loro dei denari che s’era procurati col mettere in pegno i loro abiti. Frequentava molto la compagnia degli artisti dell’Opera Imperiale e del Teatro di Corte, nella quale era stato introdotto dalla celebre Boguar, con cui aveva fatto conoscenza; ma, quasi tutto il giorno se ne stava rinchiuso nella sua cameretta della Dianagasse, felice quando gli altri studenti che abitavano con lui lo lasciavano solo, e scriveva, scriveva di continuo.

Appena infatti tornato a casa dall’Università, si spogliava, indossava un vecchio tabarro tutto sdruci e rammendi, accendeva la macchinetta a spirito, sorbiva una buona tazza di caffè turco che sapeva preparare a meraviglia, arrotolava una sigaretta, e si metteva al lavoro. Scriveva così per ore intere. Se intoppava in qualche difficoltà, s’alzava dal tavolino, si faceva un’altra tazza di caffè, arrotolava un’altra sigaretta, passeggiava un po’ di tempo su e giù per la stanza, e poi si rimetteva a scrivere. Se una parola gli veniva a mancare o la frase non gli si presentava subito, non perdeva