Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/50

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XLVI Introduzione

Non so, ma pareva che tutti avessimo il presentimento che dovesse accadergli fra poco qualche terribile disgrazia......

Ed ora diciamo qualcosa - almeno qualcosa - della sua amicizia per Creanga.

Creanga è uno dei più grandi - e forse il più grande tra i prosatori rumeni dell’ottocento. La sua prosa, che qua e là ricorda quella del Celini, ha tutto il profumo e la vivacità del linguaggio popolare, ma del linguaggio popolare passato attraverso una grande anima d’artista.

Prete dapprima, finì col buttar la tonaca alle ortiche, quando s’accorse che lo impacciava e gl’impediva p. es. di attendere al suo divertimento preferito ch’era di dar la caccia col fucile ai corvi che s’appollaiavano sulle croci della sua chiesa parrocchiale, occupazione invero non troppo adatta a un prete in cui fu una volta sorpreso con grande scandalo dal vescovo, ai rimproveri del quale rispose di non credere che un prete abbia il dovere di aver paura del fucile come un ebreo. Nominato maestro elementare e poi ispettore scolastico dai conservatori, passò il resto della sua vita a studiare il linguaggio e i racconti popolari e a scrivere quei capolavori che sono i suoi Aneddoti, le sue Novelline e soprattutto gl’indimenticabili suoi Ricordi d’infanzia.

Eminescu lo conobbe per ragioni d’ufficio ai tempi in cui Creanga era maestro elementare e lui ispettore scolastico, e cioè verso il 1874. Trovando in Creanga proprio quello, che mancava a lui: la semplicità e la spontaneità popolare, finì col legare con lui una di quelle amicizie che duran tutta la vita e che solo la morte può troncare.

Fra i due, - ci fa sapere il Panu, - si stabilì una così intima comunione di sentimenti e di aspirazioni che d’allora in poi nessuno vide più Eminescu senza Creanga o Creanga senza Eminescu. Insieme venivano alla Junimea, insieme ne partivano, insieme pranzavano, insieme andavano a passeggio, insieme talvolta