Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/56

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LII Introduzione


È una fantasia ch’ebbi a Vienna in uno slancio di patriottismo.

Il passato mi ha sempre affascinato. Le cronache e le leggende popolari rappresentano per me in questo momento le sole fonti alle quali attingo le mie ispirazioni.

Credo poter leggere nel suo salotto una poesia, il cui argomento mi è stato suggerito dalla lettura di un antico cronista.

La prego di accettare i miei rispetti.

«Michele Eminescu».


Di Veronica Micle dovremo riparlare. Crudelmente calunniata da una insopportabile bas bleu, il cui salotto letterario non riuscì mai a competer di splendore con quello della rivale e che non potè mai perdonarle l’ingegno, la cultura e soprattutto l’affascinante bellezza e la grazia che spirava da ogni suo gesto; questa gentile figura muliebre, malgrado la coraggiosa e cavalleresca difesa di Octav Minar, giace ancora del colpo che invidia le diede. A noi basterà per ora accennare che a un certo punto (in Rumania esiste il divorzio) Eminescu pensò di sposarla; ma gli amici della Junimea e Creanga stesso tanto fecero che riuscirono a dissuaderlo.

— Lascia andare! — gli diceva Creanga che era sempre in vena di motteggiare. — Se tu l’ami, come dici, spiritualmente e idealmente, puoi seguitarla ad amare anche senza sposarla. Se no, aspetta almeno che il Metropolita mi abbia ridato la messa, e vi sposerò io nella mia parrocchia! —

Eminescu sorrideva, poi usciva coll’amico per la solita passeggiata nei dintorni di Iassy. Pieno di scrupoli romantici e sentendo bene di non aver nessuna posizione assicurata, Eminescu finì per rinunziare al suo progetto, e forse fece male. Ma era un carattere perennemente indeciso e forse presentiva anche lui, come gli amici, che era per succedergli una disgrazia.