Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/55

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Introduzione LI


AL RITRATTO DI UN POETA.


Guardandoti nel volto ammaliatore,
di luce un raggio nel mio sen piombò;
ma crudele e maligno fu quel raggio
e un sospiro dal petto mi strappò.


Pur quel sospiro fu come un fantasma
e col vento svanì che allor soffiò,
ma non svanì dal triste petto mio
quel sentimento ch’esso vi destò.


Or mi domando: «Passion profonda
per un ritratto come nascer può?»
Poi che ignoravo allor gli occhi tuoi belli:
che tu eri poeta sapevo io sol!

Veronica Micle, sposata a diciassett’anni con un uomo di quaranta ch’era stato il suo professore di tedesco alla Scuola Centrale Femminile, fu la prima, come ella stessa confessa, a innamorarsi di Eminescu di un amore tutto ideale, fatto di letteratura, d’ammirazione e di tenerezza quasi materna, un po’ come quello della Bulgarelli per il Metastasio. Poi che teneva di quei tempi a Iassy un salotto frequentato fra gli altri dal Maiorescu, dal Burla, dal Pompiliu, dallo Slávici e da altri del cenacolo delle Convorbiri, invitò anche Eminescu, che da principio si mostrò refrattario, poi fini coll’accettare.

La prima lettera di Eminescu a Veronica riguarda appunto quest’invito:

Stimata Signora,

Ieri l’ho vista nel suo palco alla rappresentazione di beneficenza nella sala della Società Drammatica.

Mi son ricordato allora dell’invito ricevuto di venire un giovedì, alle Sue serate letterarie.

Non merito le Sue lodi per la poesia Gli Epigoni 1.

  1. Non compresa da noi fra quelle, che abbiamo tradotte, essendo in realtà una delle più deboli e confuse di Eminescu.