Pagina:Eminescu - Poesie, 1927.djvu/84

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6 Eminescu

   cieco folle che maledice la vita,
40e vorrebbe colla fronte toccar le nuvole.

Ma se il pensiero dei giorni miei
   s’è spento nella mente di Dio,
   e se per l’anima mia triste
non c’è posto quaggiù, ma solo fra le stelle,

45voglio, quando trasporteran gli angeli
   l’ombra mia pallida al bianco monte,
  che sii tu a posar la corona sulla mia fronte morta
e ad appoggiar la lira al capezzale!

IV.

DALL’ESTERO.


Quando ogni cosa qui torna lieta, quando tutti qui s’estasiano,
   quando tutti hanno allegria e giorni senza nubi,
un’anima sola geme, e, piena di rimpianto, si slancia
   alle dolci piagge della Patria, ai campi suoi ridenti.

5E quell’anima che geme di dolore,
   e quello spirito che canta intorpidito,
è l’anima mia triste che non ha carezze,
   è il mio spirito che arde di rimpianto sconfinato.

Vorrei veder adesso la nativa mia valletta
   10bagnata nel cristallo del ruscelletto argenteo
veder ciò che sì forte amavo un tempo
   la tenebrìa del bosco, poetico labirinto;

salutar solo una volta le capanne della valle
   dormenti con espressioni di pace; cari aspetti sereni
15che spiravano in segreto piaceri più naturali,
   sogni misteriosi, poetici susurri.

Vorrei avere una casa, silenziosa, piccolina,
   nella valle nativa che tra i fiori ondeggia,
vorrei guardar come una volta la montagna che s’erge
   20e nasconde la fronte tra le nebbie e le nuvole.