Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/147

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«Il Consiglio Municipale di Roma nella prima tornata della nuova sessione, confermando il voto già emesso dal Sindaco per mezzo del Ministro di Germania, signor von Keudell, prega V. E. a farsi interprete presso le LL. MM. il potentissimo Imperatore di Germania ed il nostro magnanimo Re, dei sentimenti di esultanza, di devozione e di riconoscenza ispiratigli dal fausto avvenimento, che suggella la nobile e fida amicizia fra le due nazioni.

«Desidera anche sia espresso, il sentimento che, ore fosse possibile, Roma sarebbe stata ben lieta di accogliere ed ospitare il primo Imperatore di Germania entro le sue storiche mura».


Le faccende del municipio camminavano male e il Sella si adoprò molto per ricondurle su una via meno disastrosa. Egli dimostrò che imprevidenti erano state le deliberazioni d’incominciare a costruire su tanti punti diversi, dove prima non si erano assicurati centri di richiamo di popolazione. Propose che per il momento si destituisse il pensiero di promuovere i quartieri di Testaccio, Viminale e Prati, e si limitassero le spese a quelli del Castro Pretorio, dell’Esquilino e della via Nazionale. Egli propugnò la creazione dei mercati e delle case a buon prezzo per far diminuire il caro dei viveri e degli affitti. Il Consiglio Comunale lo ascoltò. Si mise mano ai lavori del penultimo tronco della via Nazionale, facendo un appalto col Moroni per sei milioni, si sciolse la Guardia Nazionale, che era un onere, si votarono notevoli economie e così alla fine del 1875 il disavanzo era molto minore, benchè il Governo, avesse nel rinnovare il contratto con il municipio, aumentato il canone del dazio-consumo.

L’istruzione non soffrì di queste economie, perchè si assegnarono migliori locali alle scuole, si crearono quelle Froebeliane, si inaugurò il Convitto Provinciale nel palazzo del Clementino, e la Lega per l’Istruzione, fondata da Biagio Placidi, e il comitato di Trastevere le dettero potente impulso. Nel «Politeama Romano» vi fu anzi una bella festa nella quale vennero distribuiti libretti della Cassa di Risparmio ai migliori alunni e libri di lettura; i cittadini avevano a proprie spese provveduto le somme necessarie.

Il Bonghi aveva con un progetto di legge provveduto alla creazione della grande biblioteca, che fu in seguito istaurata nel Collegio Romano, col nome di Vittorio Emanuele. Il Minghetti con diversi progetti di legge, aveva quasi raggiunto il pareggio nel bilancio, benchè avesse proposto di stanziare un concorso governativo di nove milioni per dar principio ai lavori del Tevere, sgombrando prima l’alveo del fiume e rettificandone il corso verso San Paolo.

Roma in quell’anno aveva veduto adunato nelle sue mura il IV congresso delle Camere di Commercio, che prese importanti determinazioni, e per meglio provvedere ai bisogni agricoli aveva trasportato da Valmontone alla villa Corsini il Podere con l’annessa scuola agraria, di cui tanto si occupava il conte Guido di Carpegna.

Il concorso dei pellegrini per l’Anno Santo, non era stato quale avevalo sperato il Papa, il quale protrasse a tutto il 1876 la remissione dei peccati per i cattolici che fossero venuti a Roma.

La Chiesa perdè tre cardinali: il Borelli, il De Silvestri, veneto, uomo mite e simpatico, che aveva donato al municipio di Padova la casa ove nacque il Petrarca e aveva, come protettore della chiesa di San Marco, rivendicato invano dall’Austria il diritto di abitare il palazzo di Venezia, e il Nobili-Vitelleschi, inalzato alla porpora due mesi prima insieme con l’Antici-Mattei, il Randi, già ministro di polizia, e il Pacca.

Nonostante gli sforzi del Minghetti per mantenere al suo partito il potere, i giorni del governo della Destra erano contati. Il Nicotera dava al suo partito un forte ordinamento e il Depretis