Pagina:Emma Perodi - Roma italiana, 1870-1895.djvu/293

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L’ambasciatore italiano nuovamente interpellato in seguito alle voci che correvano nei giornali, rispose che Lord Salisbury negava assolutamente che alcun accordo fosse passato. Recentemente poi sono state fatte dalla Francia dichiarazioni che intendeva di mantenere in Tunisi lo statu quo. Ora siamo davanti a un avvenimento improvviso, impreveduto e che non si connette punto alle vertenze che esistevano in Tunisi. Ecco la versione ufficiale che si dà di quei fatti dal Governo francese: Le aggressioni delle tribù tunisine si erano fatte sempre più frequenti contro gl’indigeni algerini: aggressioni che generarono conflitti, nei quali trovarono la morte alcuni ufficiali e soldati francesi. Il Governo francese ha dichiarato di trovarsi nella necessità di dare un esemplare gastigo, perché non si rinnovassero questi fatti, facendo marciare truppe verso la frontiera. La versione tunisina porta pure che sono veri i conflitti sanguinosi al confine. Non si può dunque impedire alla Francia di togliere di mezzo la ragione di quelle aggressioni, tenendosi peraltro nei limiti di questo scopo. Una dichiarazione ufficiale è stata fatta dal ministro Barthélemy de Saint-Hilaire all’ambasciatore italiano. Con questa dichiarazione il ministro afferma che tutto si riduce alla repressione, nei modi soliti, delle tribù insorte ed alla protezione della ferrovia Bona-Guelma, tendente a Tunisi.

Il ministero italiano prende atto di queste dichiarazioni con la calma che porta la grave responsabilità che gli avvenimenti potrebbero portare in avvenire. È utile e salutare anche per i nostri rapporti con la Francia, che essa sappia tutto il valore di quelle dichiarazioni. Noi siamo nel diritto di credere che esse vogliano dire che difendendo essa i suoi interessi non cambierà la situazione politica della Reggenza, senza che l’Italia ed altri paesi se ne risentano. L’Italia e l’Inghilterra, come sono d’accordo nel modo di apprezzare molte altre questioni, lo sono anche nella questione di Tunisi. Per questa comunanza d’intendimenti il ministro esclude vivamente l’accusa d’imprevidenza. Si è parlato di equivoci; ma la condotta e la politica del Governo, prudente e dignitosa a Tunisi come dovunque, è stata approvata dai Governi stranieri.

Quasi ogni parola del discorso Cairoli, incominciato fra il silenzio della Camera, suscitò dinieghi, bisbigli, disapprovazioni. Nessuno degli interpellanti fu soddisfatto delle imprudenti e puerili dichiarazioni; l’on. Damiani presentò una nozione di sfiducia sulla politica del Governo, che fu stabilito sarebbe discussa il giorno seguente. Gli on. Zanardelli, Lovito e di Gaeta proposero di ritardare quella discussione per allontanare la burrasca, il ministro dell’interno fece un inutile sforzo nello stesso senso, ma troppi erano i nembi addensati sulla testa del Cairoli; egli cadde trascinando seco tutto il Ministero, e cadde per la coalizione di alcuni capi del suo partito. Si parlò allora di un Gabinetto Sella e il Re infatti chiamò il deputato di Biella e l’on. di Rudinì al Quirinale. Questo semplice fatto operò il miracolo di far cessare nel partito di Sinistra tutte le discordie, di ricondurre l’accordo fra i capi, tanto che il Sella in una visita successiva dovette consigliare al Sovrano di conservare l’on. Cairoli e tutto il Gabinetto. Il timore del ritorno della Destra al Governo produsse subito la più bella unione nel partito avverso.

L’on. Cairoli non voleva accettare quella soluzione ma il Depretis poté indurlo a piegare il capo con lo spauracchio del Sella al potere.

Prima che la legge elettorale giungesse alla Camera era cominciata l’agitazione per il suffragio universale e fu stabilito di tenere a Roma il Comizio dei Comizi al quale si voleva indurre Garibaldi ad assistere. L’on. Bovio inaugurò la riunione con una conferenza all’«Argentina». La questura impedì l’affissione dei manifesti e vi andò poca gente. Ma non erano le dotte e platoniche elucubrazioni del professore napoletano quelle che impensierivano il Governo, sibbene le manifestazioni per l’Irredenta che potevano avvenire nel comizio, le quali avrebbero peggiorate sempre più le nostre re-