Pagina:Eneide (Caro).djvu/100

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[195-219] libro ii. 59

195Onde, sospesi, Euripilo mandammo
A spiar sopra a ciò quel che da Febo
Ne s’avvertisse. Riportonne un empio
E spaventoso oracolo; e fu questo:
Col sangue e con la morte d’una vergine
200Placaste i venti per condurvi in Ilio:
Col sangue e con la morte ora d’un giovine
Convien placarli per ridurvi in Grecia.
     A così fiera voce sbigottissi,
Impallidissi, e tremò ’l volgo tutto,
205Ciascun per sè temendo; e nessun certo
Qual di loro accennasse Apollo e ’l fato.
     Qui fece Ulisse in mezzo al greco stuolo
Con gran tumulto appresentar Calcante:
E del volere in ciò de’ santi Numi
210Interrogollo. Ed ei rispose in guisa,
Che la sua fellonia, benchè da tutti
Fusse prevista, fu però da molti
Simulata e taciuta, e da molti anco
A me predetta: pur ei tacque ancora
215Per dieci giorni; e scaltramente al niego
Si mise di voler che per suo detto
Fosse alcun destinato, o spinto a morte.
Ma poi, come da gridi astretto e vinto,
Di conserto con lui ruppe il silenzio,


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