Pagina:Eneide (Caro).djvu/124

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[795-819] libro ii. 83

795Chi qua, chi là per le gran sale errando,
Battonsi i petti; e con dirotti pianti
Danno infino a le porte amplessi e baci.
Pirro intanto non cessa, e furïoso,
In sembianza del padre, ogni riparo,
800Ogni intoppo sprezzando, entro si caccia.
     Già l’ariete a fieri colpi e spessi
Aperta, fracassata, e d’ambi i lati
Da’ cardini divelta avea la porta;
Quand’egli a forza urtò, ruppe e conquise
805I primi armati; e quinci in un momento
Di Greci s’allagò la reggia tutta.
Qual è, se rotti gli argini, spumoso
Esce e rapido un fiume, allor che gonfio
E torbo e ruinoso i campi inonda,
810Seco i sassi traendo e i boschi interi,
E gli armenti e le stalle e ciò che avanti
Gli s’attraversa; in cotal guisa io stesso
Vidi Pirro menar ruina e strage:
E vidi ne l’entrata ambi gli Atridi;
815Vidi Ecuba infelice, ed a lei cento
Nuore d’intorno; e Prïamo vid’anco
Ch’estinguea col suo sangue, oimè! quei fochi
Che da lui stesso eran sacrati e colti.
     Cinquanta maritali appartamenti