Pagina:Eneide (Caro).djvu/128

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[895-919] libro ii. 87

895Messaggiero a mio padre, e da te stesso,
Le mie colpe accusando e i miei difetti,
Fa’ conto a lui come da lui traligno:
E muori intanto. Ciò dicendo, irato
Afferrollo, e per mezzo il molto sangue
900Del suo figlio tremante, e barcolloni
A l’altar lo condusse. Ivi nel ciuffo
Con la sinistra il prese, e con la destra
Strinse il lucido ferro, e fieramente
Nel fianco infino agli elsi gli l’immerse.
     905Questo fin ebbe, e qui fortuna addusse
Prïamo, un re sì grande, un sì superbo
Dominator di genti e di paesi,
Un de l’Asia monarca, a veder Troia
Ruinata e combusta, a giacer quasi
910Nel lito un tronco desolato, un capo
Senza il suo busto, e senza nome un corpo.
     Allor pria mi sentii dentro e d’intorno
Tale un orror, che stupido rimasi.
E, di Priamo pensando al caso atroce,
915Mi si rappresentò l’imago avanti
Del padre mio ch’era a lui d’anni eguale.
Mi sovvenne l’amata mia Creusa,
Il mio picciolo Iulo, e la mia casa
Tutta a la vïolenza, a la rapina,


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