Pagina:Eneide (Caro).djvu/130

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[945-969] libro ii. 89

945Ritornerà la scelerata in Argo?
E regina vedrà Sparta e Micene?
Goderà del marito, de’ parenti,
De’ figli suoi? Farà pompe e grandezze,
E d’Ilio avrà per serve e per ministri
950L’altere donne e i gran donzelli intorno?
E qui Priamo sarà di ferro anciso,
E Troia incensa, e la dardania terra
Di tanto sangue tante volte aspersa?
Non fia così; chè se ben pregio e lode
955Non s’acquista a punire o vincer donna,
Io lodato e pregiato assai terrommi,
Se si dirà ch’aggia d’un mostro tale
Purgato il mondo. Appagherommi almeno
Di sfogar l’ira mia; vendicherommi
960De la mia patria; e col fiato e col sangue
Di lei placherò l’ombre, e farò sazie
Le ceneri de’ miei. Ciò vaneggiando,
Infurïava; quand’ecco una luce
M’aprío la notte, e mi scoverse avanti
965L’alma mia genitrice in un sembiante,
Non come l’altre volte in altre forme
Mentito o dubbio; ma verace e chiaro,
E di madre e di Dea, qual credo, e quanta
Su tra gli altri celesti in ciel si mostra.


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