Pagina:Eneide (Caro).djvu/176

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[770-794] libro iii. 135

Del grande e lungo amor che sempre avratti770
Andromache d’Ettorre; ultimi doni
Che ricevi da’ tuoi. Tu mi sei, figlio,
Quell’unico sembiante che mi resta
D’Astïanatte mio. Così la bocca,
Così le man, così gli occhi movea775
Quel mio figlio infelice; e d’anni eguale
     A te, del pari or saria teco in fiore.
Ed io da loro, anzi da me partendo,
Con le lagrime agli occhi alfin soggiunsi:
Vivete lieti voi, cui già la sorte780
Vostra è compita: noi di fato in fato,
Di mare in mar tapini andrem cercando
Quel che voi possedete. A noi l’Italia
Tanto ognor se ne va più lunge, quanto
Più la seguiamo; e voi già la sembianza785
D’Ilio e di Troia in pace vi godete,
Regno e fattura vostra. ah! che de l’altra
Sia sempre e più felice e meno esposta
A le forze de’ Greci. Io, s’unqua il Tebro
Vedrò, se fia giammai che ne’ suoi campi790
Sorgan le mura destinate a noi;
Come la nostra Esperia e ’l vostro Epiro
Si son vicini, e come ambe le terre
Fien vicine e cognate, ed ambe avranno


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