Pagina:Eneide (Caro).djvu/185

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144 l’eneide. [995-1019]

995Ruttar pezzi di carne e sangue e vino,
Che ne restrinse; ed invocati in prima
I santi numi, divisò le veci
Sì, che parte il tenemmo in terra saldo,
Parte, con un gran palo al foco aguzzo,
1000Sapra gli fummo; e quel ch’unico avea
Di targa e di febèa lampade in guisa
Sotto la torva fronte occhio rinchiuso,
Gli trivellammo, vendicando alfine
Col tôr la luce a lui l’ombre de’ nostri.
     1005Ma voi che fate qui? chè non fuggite;
Miseri voi? Fuggite, e senza indugio
Tagliate il fune e v’allargate in mare:
Che così smisurati e così fieri,
Com’è costui che Polifemo è detto,
1010Ne son via più di cento in questo lito,
Tutti ciclopi e tutti antropofági
Che vanno il dì per questi monti errando.
Già visto ho la cornuta e scema luna
Tornar tre volte luminosa e tonda,
1015Da che son qui tra selve e tra burroni,
Con le fere vivendo. Entro una rupe
È ’l mio ricetto; e quindi, benchè lunge
Gli miri, ad or ad or d’avergl’intorno
Mi sembra, e ’l suon n’abborro e ’l calpestio


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