Pagina:Eneide (Caro).djvu/194

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
[70-94] libro iv. 153

70Assecuralo, onoralo, intrattiello:
Chè ’l crudo verno, il tempestoso mare,
Il piovoso Orione, i venti, il cielo,
Le sconquassate navi in ciò ne danno
Mille scuse di mora e di ritegno.
     75Con questo dir, che fu qual’aura al foco
Ond’era il cor de la regina acceso,
L’infiammò, l’incitò, speme le diede
E vergogna le tolse. Andaro in prima
A visitare i tempii, a chieder pace
80E favor de’ celesti, a porger doni,
A far d’elette pecorelle offerta
A Cerere, ad Apollo, al padre Bacco,
E pria che a tutti gli altri, a la gran Giuno,
Cui son le nozze e i maritaggi a cura.
85La regina ella stessa ornata e bella
Tien d’oro un nappo, e fra le corna il versa
D’una candida vacca; o si ravvolge
Intorno a’ pingui altari, ed ogni giorno
Rinova i doni, e de le aperte vittime
90Le palpitanti fibre, i vivi moti,
E le spiranti viscere contempla,
E con lor si consiglia. O menti sciocche
Degl’indovini! E che ponno i delubri,
E i voti, esterni aiuti, a mal ch’è dentro?


[51-66]