Pagina:Eneide (Caro).djvu/193

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152 l’eneide. [45-69]

De’ cari figli? Una gran cura certo45
Han di ciò l’ombre e ’l cener de’ sepolti!
Abbiti insino a qui fatto rifiuto
E del getulo Iarba e di tant’altri
Possenti, generosi e ricchi duci
Peni e fenici, ch’io di ciò ti scuso,50
Com’allor dolorosa, e non amante:
Ma poi ch’ami, ad amor sarai rubella,
E ritrosa a te stessa? Ah! non sovvienti
Qual cinga il tuo reame assedio intorno?
Com’ha gl’insuperabili Getúli55
Da l’una parte, i Numidi da l’altra,
Fera gente e sfrenata? indi le secche,
Quinci i deserti, e piú da lunge infesti
I feroci Barcèi? Taccio le guerre
Che già sorgon di Tiro, e le minacce60
Del fiero tuo fratello. Io penso certo
Che la gran Giuno, e tutto ’l ciel benigno
Ne si mostrasse allor che a’ nostri liti
Questi legni approdaro. O qual cittade,
Qual imperio fia questo! Quanto onore,65
Quanto pro, quanta gloria a questo regno
Ne verrà, quando ei teco, e l’armi sue
Saran giunte a le nostre! Or via, sorella,
Porgi preci a gli Dei, fa’ vezzi a lui,


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