Pagina:Eneide (Caro).djvu/192

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[20-44] libro iv. 151

20Veracemente. L’alterezza è segno
D’animi generosi. E che fortune,
E che guerre ne conta! Io, se non fusse
Che fermo e stabilito ho nel cor mio
Che nodo marital più non mi stringa,
25Poichè il primo si ruppe; e se d’ognuno
Schiva non fossi, solamente a lui
Forse m’inchinerei. Ch’a dirti ’l vero,
Anna mia, da che morte e l’empio frate
Mi privâr di Sichèo, sol questi ha mosso
30I miei sensi e ’l mio core, e solo in lui
Conosco i segni de l’antica fiamma.
Ma la terra m’ingoi e ’l ciel mi fulmini,
E ne l’abisso mi trabocchi in prima
Ch’io ti vïoli mai, pudico amore:
35Col mio Sichèo, con chi pria mi giungesti,
Giungimi sempre, e ’ntemerato e puro
Entro al sepolcro suo seco ti serba.
E qui piangendo e sospirando tacque.
Anna rispose: O più de la mia vita
40Stessa, amata sorella, adunque sola
Vuoi tu vedova sempre e sconsolata
Passar questi tuoi verdi e florid’anni,
Che frutto non ne colga, e mai non gusti
La dolcezza di Venere e ’l contento


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