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DELL’ENEIDE


Libro Quarto.


 
     Ma la regina d’amoroso strale
Già punta il core, e ne le vene accesa
D’occulto foco, intanto arde e si sface;
E de l’amato Enea fra sè volgendo
Il legnaggio, il valore, il senno, l’opre,5
E quel che più le sta ne l’alma impresso,
Soave ragionar, dolce sembiante,
Tutta notte ne pensa e mai non dorme.
     Sorgea l’Aurora, quando surse anch’ella,
Cui le piume parean già stecchi e spini;10
E con la sua diletta e fida suora
Si ristrinse e le disse: Anna sorella,
Che vigilie, che sogni, che spaventi
Son questi miei? che peregrino è questo
Che qui novellamente è capitato?15
Vedestu mai sì grazïoso aspetto?
Conoscesti unqua il più saggio, il più forte,
E il più guerriero? Io credo (e non è vana
La mia credenza) che dal ciel discenda


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