Pagina:Eneide (Caro).djvu/205

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164 l'eneide [295-319]

345Bada in Cartago, e ’l destinato impero
Non gradisce e non cura; e ciò gli annunzia
Da parte mia, che Venere sua madre
Non per tal lo mi diede, e ch’a tal fine
Non è stato da lei da l’armi greche
350Già due volte scampato. Ella promise
Ch’ei sarebbe atto a sostener gl’imperi
E le guerre d’Italia, a trar qua suso
La progenie di Teucro, a porre il freno,
A dar le leggi al mondo. A ciò se ’l pregio
355Di sì gran cose e de la gloria stessa
Non muove lui, perchè non guarda al figlio?
Perchè di tanta sua grandezza il froda,
Di quanta fian Lavinio ed Alba e Roma
Ne’ secoli a venire? E con che speme,
360Con che disegno in Libia fa dimora,
E co’ nemici suoi? Navighi in somma.
Questo dilli in mio nome. Udito ch’ebbe
Mercurio, ad eseguir tosto s’accinse
I precetti del padre; e prima a’ piedi
365I talari adattossi. Ali son queste
Con penne d’oro, ond’ei l’aria trattando,
Sostenuto da’ vènti, ovunque il corso
Volga, o sopra la terra, o sopra al mare,
Va per lo ciel rapidamente a volo.

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