Pagina:Eneide (Caro).djvu/216

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[620-633] libro iv 175

620Sèmita le campagne attraversando,
Altre al carreggio intese o lo s’addossano
O traendo, o spingendo lo conducono;
Altre tengon le schiere unite, ed altre
Castigan l’infingarde; e tutte insieme
625Fan che tutta la via brulica e ferve.
Che cor, misera Dido, che lamenti
Erano allora i tuoi, quando da l’alto
Un tal moto scorgevi, e tanti gridi
Ne sentivi dal mare? Iniquo amore,
630Che non puoi tu ne’ petti de’ mortali?
Ella di nuovo al pianto, a le preghiere,
A sottoporsi a l’amoroso giogo
Da la tua forza è suo malgrado astretta.
Ma per fare ogni schermo, anzi che muoia,
635La sorella chiamando: Anna, le disse,
Tu vedi che s’affrettano, e sèn vanno.
Vedi già loro in su la spiaggia accolti,
Le vele in alto, e le corone in poppa.
Sorella mia, s’avessi un tal dolore
640Antiveder potuto, io potrei forse
Anco soffrirlo. Or questo solo affanno
Prendi per la tua misera sirocchia,
Poichè te sola quel crudele ascolta,
E sol di te si fida, e i lochi e i tempi

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