Pagina:Eneide (Caro).djvu/215

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174 l'eneide [595-619]

595Confuso, e molto a replicarle inteso,
Lasciando, con disdegno e con angoscia
Gli si tolse davanti. Incontanente
Le fur l’ancelle intorno; e sì com’era
Egra e dolente, entro al suo ricco albergo
600Le dieêr sovra le piume agio e riposo.
     Enea, quantunque pio, quantunque afflitto
E d’amore infiammato e di desire
Di consolar la dolorosa amante,
Nel suo core ostinossi. E fermo e saldo
605D’obbedire a gli Dei fatto pensiero,
Calossi al mare, e i suoi legni rivide.
Allor furo in un tempo unti e rispinti
E posti in acqua; e, per la fretta, i remi
Diventarono i rami che dal bosco
610Si portavano allor frondosi e rozzi.
     Era a veder da la cittade al porto
De’ Teucri, de le ciurme, e de le robbe
Ch’al mar si conducean, pieno il sentiero:
Qual è, quando le provvide formiche
615De le lor vernaricce vettovaglie
Pensose e procaccevoli, si danno
A depredar di biade un grande acervo,
Che va dal monte ai ripostigli loro
La negra torma, e per angusta e lunga

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