Pagina:Eneide (Caro).djvu/229

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188 l'eneide [945-969]

945Sia combattuto, e, de’ suoi fini in bando,
Da suo figlio divelto implori aiuto,
E perir veggia i suoi di morte indegna.
Nè leggi che riceva, o pace iniqua
Che accetti, anco gli giovi; nè del regno,
950Nè de la vita lungamente goda:
Ma caggia anzi al suo giorno, e ne l’arena
Giaccia insepolto. Questi prieghi estremi
Col mio sangue consacro. E voi, miei Tirii,
Coi discesi da voi tenete seco
955E co’ posteri suoi guerra mai sempre.
Questi doni al mio cenere mandate,
Morta ch’io sia. Nè mai tra queste genti
Amor nasca, nè pace; anzi alcun sorga
De l’ossa mie, che di mia morte prenda
960Alta vendetta, e la dardania gente
Con le fiamme e col ferro assalga e spenga
Ora, in futuro e sempre; e sian le forze
A quest’animo eguali: i liti ai liti
Contrari eternamente, l’onde a l’onde,
965E l’armi incontro a l’armi, e i nostri ai loro
In ogni tempo. E ciò detto, imprecando,
Schiva di più veder l’eterea luce,
Affrettò di morire. E Barce in prima
Vistasi intorno, una nutrice antica

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