Pagina:Eneide (Caro).djvu/234

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[1070-1083] libro iv. 193

Ma dal furore ancisa, non l’avea
Proserpina divelto anco il fatale
Suo dorato capello, nè dannata
Era ancor la sua testa a l’Orco inferno.
Ratto spiegò la rugiadosa dea1075
Le sue penne dorate, e ’ncontra al sole
Di quei tanti suoi lucidi colori
Lunga striscia traendo; indi sospesa
Sopra al capo le stette, e d’oro un filo
Ne svelse e disse: Io qui dal ciel mandata1080
Questo a Pluto consacro, e te disciolgo
Da le tue membra. Ciò dicendo, sparve.
Ed ella, in aura il suo spirto converso,
Restò senza calore e senza vita.

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Caro. — 13.