Pagina:Eneide (Caro).djvu/235

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DELL’ENEIDE


Libro Quinto.


 
     Intanto Enea, spinto dal vento in alto,
Veleggiava a dilungo; e pur con gli occhi,
Da la forza d’amor rivolto indietro,
Rimirava a Cartago. Ardea la pira
5Già d’Elisa infelice; e le sue fiamme
Raggiavan di lontan gran luce intorno.
La cagion non sapea; ma la temenza
Lo rimordea del vïolato amore,
E ’l saper quel che puote e quel che ardisce
10Femina furïosa; e ’l tristo augurio
Del foco, che lugúbre era e funesto,
Lo tenea con lo stuol de’ Teucri tutti
Disanimato e mesto. Eran di vista
Già de la terra usciti, e cielo ed acqua
15Apparian solamente d’ogn’intorno,
Allor ch’un denso e procelloso nembo
Si fe lor sopra; onde tempesta e notte
Surse repente, e Palinuro stesso
Da l’alta poppa il ciel mirando: Oh! disse,


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