Pagina:Eneide (Caro).djvu/286

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DELL’ENEIDE


Libro Sesto


  
     Così piangendo disse: e navigando
Di Cuma in vèr l’euboïca riviera
Si spinse a tutto corso, onde ben tosto
Vi furon sopra, e v’approdaro alfine.
Volser le prue, gittâr l’ancore; e i legni,5
Sì come stero un dopo l’altro in fila,
Di lungo tratto ricovrîr la riva.
     Lieta la gioventù nel lito esperio
Gittossi: ed in un tempo al vitto intesi,
Chi qua, chi là si diero a picchiar selci,10
A tagliar boschi, a cercar fiumi e fonti.
     Intanto Enea verso la ròcca ascese,
Ove in alto sorgea di Febo il tempio,
E là dov’era la spelonca immane
De l’orrenda Sibilla, a cui fu dato15
Dal gran delio profeta animo e mente
D’aprir l’occulte e le future cose.
     Avea di Trivia già varcato il bosco,
Quando avanti di marmo ornato e d’oro

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