Pagina:Eneide (Caro).djvu/288

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[45-69] libro vi 247

E tu, se ’l pianto del tuo padre e ’l duolo45
Nol contendea, saresti, Icaro, a parte
Di sì nobil lavoro. Ma due volte
Tentò ritrarti in oro, ed altrettante
Sì l’abborrì, che l’opera e lo stile
Di man gli cadde. Era con gli altri Enea50
Tutto a mirar sospeso, quando Acate
Tornò, ch’era precorso; e seco addusse
Deïfobe di Glauco, una ministra
Di Dïana e d’Apollo. Ella rivolta
Al frigio duce: Non è tempo, disse,55
Ch’a ciò si badi. Or è d’offrir mestiero
Sette non domi ancor giovenchi, e sette
Negre pecore elette. E ciò spedito
Tosto, come s’impose, ella nel tempio
Seco i Teucri condusse. È da l’un canto60
Dell’euboïca rupe un antro immenso
Che nel monte penètra. Avvi d’intorno
Cento vie, cento porte; e cento voci
N’escono insieme allor che la sibilla
Le sue risposte intuona. Era a la soglia65
Il padre Enea, quando, Ora è ’l tempo, disse
La vergine, di’, di’; chiedi tue sorti:
Ecco lo dio ch’è già comparso e spira.
Ciò dicendo, de l’antro in su la bocca

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